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Tappa Riva San Vitale Carona

Tappa Riva San Vitale Carona

Tappa Riva San Vitale Carona.

Da Riva San Vitale, dopo ver visitato la chiesa con le reliquie del beato Manfredo Sattale e l'antico battistero si prosegue verso Capolago, arrivati davanti alla svincolo stradale prima della ferrovia dove si trova la Ferrovia a cremagliera del Monte Generoso, svoltare a sinistra e proseguire verso il lago. Prendere il sottopassaggio della ferrovia e proseguire in direzione di Melano, Maroggia, Bissone e Melide.

A Melano si può fare un detour alla chiesa dedicata alla Natività della Madonna a Castelletto. Santuario che ci ridorda di un miracolo avvenuto nei pressi. La chiesa è aperta nei weekend durante la bella stagione. Informarsi localmente per gli orari esatti.

Questa tappa è piuttosto sulla strada per evitare eccessivi dislivelli passando dai sentieri.

A Bissone visitare la chiesa dedicata a San Carpoforo martire e compagni.

Attraversare il ponte diga ammirando questo splendido squarcio del Ticino.

Arrivati a Melide una visita alla chiesa di san Quirico e Giulietta, come alla chiesa Russa Ortodossa alla scoperta del cristinesimo orientale. La chiesa russa è aperta solo in determinati orari.

Ultima fatica della giornata la salita impegnativa da Melide a Carona, tempo stimato 1h20.



Matteo De-Gasperi

Matteo De-Gasperi Pellegrino dal 1993 alle GMG di Denver, CO al seguito di Monsignor Corecco. Per poi proseguire verso altri luoghi spirituali da Fatima a Czestochowa, da Lourdes a Velainkanni. Come pellegrinaggi in terra ortodossa dalla Lavra di Kyiv al monastero di San Giovanni a Rila. Dal Monte Athos a Patmos. Proseguo i miei studi autonamente. Passo la maggior parte del mio tempo tra il Ticino e i monasteri greci.




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Tra le feste religiose più sentire in Canton Ticino, soprattutto nel Mendrisiotto, ogni 27 gennaio a Riva San Vitale si svolge la sagra del Beato Manfredo Settala con la distribuzione dei pani in ricordo del miracolo dove trasformò sassi in pagnotte in un periodo di dura carestia. Le informazioni sulla vita del santo sono poche. Sappiamo che apparteneva ad un'importante famiglia milanese. Divenne prete prima e poi si ritirò a vita eremitica sul monte San Giorgio. La sua fama fece si che molti pellegrini accorrevano a lui. Morì in stato di grazia il 29 luglio 1217 e che le campane della regione iniziarono a suonare nel momento stesso del trapasso. Mi permetto di aggiungere una riflessione sul significato dell'eremita oggi come allora. Quando un/a uomo/donna si sentono chiamati a vita eremitica ci sono due possibilità o son mandati dai demoni con le illusioni e quindi destinati a fallire rischiando seriamente anche problemi psicologici visto che l'uomo è una bestia da compagnia oppure sono chiamati da Dio e quindi saranno sempre sorretti, nonostante le tribolazioni, dalla grazie di Dio. (Escludendo fatti gravi) Oggi come allora il Signore bussa alla porta di alcune persone proponendo alla loro anima questo percorso differente, per lo più in una società come la nostra visto ormai come inutile. Molto spesso i candidati, permettetemi il paragone un po' tirato, sono come gli apostoli. Gli eremiti hanno poche cose in comune tra di loro, avvolte con dei passati turbolenti. Come se quello fosse quasi una predilizione per rendere ancora più presente nella contraddizione la presenza di Dio. Spesso Gesù parlava per contrapposizione. Per assurdo rendere ovvia l'evidenza della sua presenza, nella negazione di predisposizione considerata dalla società. In altre parole se un religioso di provata morale diventasse eremita nessuno sarebbe sorpreso. Ma se qualcuno (laico) accettasse questa chiamata così radicale non solo il popolo di Dio sarebbe sorpreso ma si sentirebbe ognuno di dire la sua e dare consigli come se tutti lo avessero fatto. Ecco allora il richiamo dei Padri del Deserto a non parlare di cose che non si conoscono per esperienza propria. Accettare che il soggetto intraprenda questo cammino è anche accettare che se un giorno decidesse di tornare a vita civile come i Poustinik della tradizione russa, andrebbe bene lo stesso. Tornare nel mondo non è necessariamente un fallimento, è piuttosto un'attenta scelta basata sul discernimento del volere di Dio. La solitudine dagli uomini ma sempre nella presenza di Dio, cercando la sua unione ci porta a capire le cose in maniera più chiara. Passando attraverso determinate esperienze si capiscono meglio le cose e si ha quella compassione e sensibilità per aiutare le persone che si trovano nel momento della prova. L'eremita si ritira dal mondo ma prega per il mondo intero. Senza lasciarsi definire da esso diventa l'orecchio del dolore del mondo. Il suo tempo è dedicato alla preghiera d'intercessione attraverso la penitenza secondo le sue possibilità. L'eremita non è un animale da zoo. La sua preghiera non va mai interrotta! La visita all'eremita dev'essere di carattere strettamente spirituale per un problema veramente serio. Mentre la porta dell'eremo è molto spesso aperta, avvolte troppe, bisogna ricordarsi e rispettare al sua vocazione. Considerando anche la lontanza di questi eremi dal mondo è cosa buona e giusta portare qualcosa all'eremita di utile. Pasta, riso, tonno, alimenti a lunga scadenza saranno sempre ben accetti. Ricollegandosi a Matteo 25,35 "Avevo fame e mi avete sfamato"... Importante fare anche una differenza che ormai è andata quasi persa in occidente tra eremiti, anacoreti e poustinik.

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